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La gioia della misericordia appena ritrovata

XXIV Domenica del Tempo Ordinario

Cari fedeli del Santuario Francescano di Santa Maria delle Grazie,

Introduzione
Nel Vangelo secondo Matteo, XXIV domenica del tempo ordinario, siamo introdotti a una delle pagine più toccanti del perdono: la parabola del servitore spietato (Mt 18,21-35). Gesù ci invita a misurare la nostra libertà nel perdono non dalla nostra memoria umana, ma dall’amore misericordioso del Padre. L’immagine di un debito enorme cancellato con tenerezza ci ricorda come la grazia di Dio si faccia strada nelle nostre ferite e nelle relazioni spezzate. In una voce francescana, la riconciliazione non è solo un atto giuridico, ma una trasformazione del cuore: una fiducia che ci rende capaci di perdonare così come siamo stati perdonati. Il nostro cammino comunitario, dunque, è un cammino di misericordia che fa tacere la logica della vendetta e accende la gioia della riconciliazione.

Per penetrare meglio il messaggio, prendiamo in considerazione tre verbi chiave che emergono nelle dinamiche del brano: a) aphíèmi (io rilascio, cedo, perdono), b) hygiainó (resistere, essere pronti a perdonare nel cuore; implica anche l’azione di rinunciare al rancore), c) anaireô (accettare, prendere a cuore, includere nella comunione). Sebbene Mt 18,21-35 sia narrato in greco koine, i verbi qui implicano una progressione: dal chiedere perdono al padrone, al perdonare gli altri, al lasciarsi trasformare dal perdono ricevuto. Questi verbi, letti alla luce della spiritualità francescana, ci guidano a una pratica di misericordia concreta, capace di cambiare le relazioni e la vita di comunità.

1) Aphíèmi (perdonare, rilasciare) – la liberazione del debito
Il signore perdona un debito immane al suo servitore, ma questo non perdona chi ha trattato male i suoi congiunti. Il gesto di perdono è liberatorio: non è semplice dimenticare, ma riconciliare. In chiave francescana, il perdono è espressione della povertà dello spirito, della fiducia nel Dio misericordioso che ci chiama a una libertà interiore. La nostra vita cristiana diventa urgentissima testimonianza quando impariamo a lasciar andare il rancore, offrendo agli altri la stessa misericordia ricevuta.

2) Hygiainó (essere pronti a perdonare, cercare la pace) – la disciplina della pace
Questo verbo richiama una disponibilità quotidiana: non conservare risentimento, non coltivare vendette, ma aprire il cuore all’altro. La pace non è absence di conflitto, ma una scelta attiva di riconciliazione. In stile francescano, è una disponibilità che si manifesta in gesti semplici: chiedere scusa, offrire aiuto, ricomporre i legami spezzati con tenerezza. La pazienza è la radice della riconciliazione: persistere nel perdono quando l’offesa è grande.

3) Anaireô (includere, accogliere nella comunione) – la comunione rinnovata
Il perdono ricevuto non resta chiuso in una stanza segreta, ma si distribuisce agli altri. Riconciliare significa riportare l’altro alla tavola della comunità, restituire dignità e riconnessione. La spiritualità francescana ci invita a vivere questa apertura come un atto di fraternità: ogni persona è una sorella o un fratello chiamato a far parte della casa comune di Dio.

Applicazione pastorale:

Riflettiamo su come incarnare questi verbi nella vita del nostro santuario e della nostra comunità. Ecco alcune vie pratiche:

– Aphíèmi nell’azione di riconciliazione: promuoviamo incontri di mediazione, percorsi di riconciliazione personale e comunitaria, pratiche di perdono reciproco nelle famiglie e tra i gruppi. Il perdono è una scelta quotidiana che riavvicina i cuori.

– Hygiainó nella fraternità: coltiviamo una cultura di pace che non lascia spazio all’odio: ascolto attento, perdono attivo, e sostegno agli offesi. Siamo una comunità che accompagna gli ultimi, offrendo misericordia senza riserve.

– Anaireô nella missione di inclusione: chiamiamo chi è marginale a far parte della vita ecclesiale, recuperando riconciliazione e partecipazione. Restituire dignità a chi ha subito ingiustizie è testimonianza del Vangelo.

Concludendo, chiediamo al Signore la grazia di vivere l’arte del perdono secondo i tre verbi greci: aphíèmi con generosità misericordiosa, hygiainó con una disponibilità lenta al rancore, e anaireô con un’ospitalità che ricompone la comunità. Che la nostra comunità, ispirata all’esempio di Santa Maria delle Grazie e guidata dall’amore del Padre, sia sempre segno di riconciliazione nel mondo. Amen.

07/09/2026
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