«Trovare, vendere, comprare: l’allegra dinamica del Regno»
Omelia per la XVII Domenica del Tempo Ordinario (Ciclo A)
Mt 13, 44-52
Cari fratelli e sorelle, pellegrini di questa casa di grazia che ci accoglie sotto lo sguardo materno di Santa Maria delle Grazie:
Il Vangelo di oggi ci pone di fronte a tre immagini brevissime, quasi dei lampi: un tesoro nascosto in un campo, un mercante di perle preziose e una rete che raccoglie ogni sorta di pesci. Gesù non ci offre un trattato sul Regno; ci dona tre lampi che richiedono una risposta. E nel cuore di questi lampi risplendono tre verbi che, nell’originale greco, ci aprono alla dinamica della fede: trovare (εὑρίσκω), vendere (πωλέω) e comprare (ἀγοράζω). Sono i tre cardini attorno ai quali ruota l’avventura del discepolo. Soffermiamoci su ciascuno di essi, chiedendo al Signore di concederci la saggezza di chi è stato raggiunto dalla gioia del Vangelo.
- Trovare (εὑρίσκω): la sorpresa che cambia tutto
Il primo contadino non cercava tesori. Era intento al suo lavoro quotidiano, con le mani nella terra, e all’improvviso si imbatte in qualcosa che non si aspettava. Il mercante di perle, invece, cercava davvero; era un esperto, un uomo che dedicava la propria vita a scovare ciò che aveva valore. Entrambi i verbi che significano «trovare» ci dicono che il Regno può irrompere in due modi: come una scoperta inaspettata per chi vive con cuore semplice, o come il culmine di una ricerca sincera per chi non si stanca di interrogarsi.
In greco, εὑρίσκω ha il sapore di una scoperta che va oltre ogni calcolo. Non si tratta semplicemente di «imbattersi in qualcosa», ma di essere raggiunti da una realtà che ti supera. Quando è stata l’ultima volta che ti sei lasciato sorprendere da Dio? Forse sei arrivato a questa Messa seguendo la routine di ogni domenica, o portando con te un dolore che non sai come definire. Il Signore oggi vuole «incontrare» proprio te. Non ti chiede di essere perfetto né di avere tutte le risposte; ti chiede di non chiudere il tuo cuore. Come Francesco d’Assisi, che nella chiesa fatiscente di San Damiano udì una voce che gli cambiò la vita, il primo passo è permettere al Vangelo di incontrarti là dove sei: nel tuo quotidiano, con la tua storia, con le tue ferite.
- Vendere (πωλέω): la libertà di chi lascia tutto
Il verbo πωλέω significa vendere, separarsi, liquidare. L’uomo del tesoro «vende tutto ciò che possiede»; il mercante, dopo aver trovato la perla unica, «andò e vendette tutto ciò che aveva». Non contrattano, non si tengono da parte una riserva. La gioia della scoperta è così travolgente che il resto perde importanza. Ecco il cuore della conversione cristiana: non si tratta di un ascetismo triste, ma di un amore così grande da rendere leggero ciò che prima sembrava indispensabile.
Fratelli, «vendere» non significa solo rinunciare alle cose materiali. Significa vendere le nostre certezze, i nostri rancori mascherati da giustizia, la pigrizia che ci impedisce di amare, la paura di perdere il controllo. Significa vendere l’idea che possiamo costruirci da soli. San Francesco lo capì alla lettera: si spogliò delle sue vesti davanti al vescovo per dire che il suo unico Padre era Dio. A noi viene chiesto uno spogliamento quotidiano: vendere l’orgoglio che avvelena i rapporti familiari, vendere l’indifferenza che ci fa passare oltre davanti a chi soffre, vendere la tiepidezza che spegne il fuoco del primo amore. Solo chi vende fino in fondo può comprare il campo dove si nasconde il tesoro.
- Comprare (ἀγοράζω): la decisione che suggella la consegna
Il terzo verbo, ἀγοράζω, significa comprare, acquisire, fare proprio. Non è una transazione commerciale: è la decisione irreversibile di chi ha scommesso tutta la propria vita sul Regno. Il contadino compra l’intero campo, non solo il tesoro; il mercante acquista quell’unica perla che rende superflue tutte le altre. Comprare significa dire: «Questo è mio, qui metto in gioco la mia esistenza».
Nel linguaggio del Nuovo Testamento, questo verbo è usato anche per parlare della nostra redenzione: «Siete stati comprati a caro prezzo» (1 Cor 6,20). Cristo ci ha comprati con il suo sangue, e ora ci invita a comprare il suo Regno con la moneta della fede operante. E come si acquista il Regno? Con la decisione quotidiana di vivere le beatitudini, con il gesto umile di riconciliarti con quel fratello da cui ti sei allontanato, con il coraggio di dedicare tempo all’ascolto della Parola, con la fedeltà nelle piccole cose. Acquistare il campo significa fare tuo lo stile di Gesù, senza sconti né scuse.
Applicazione pastorale: reti che abbracciano tutti
Carissimi, vi invito a tre impegni concreti. Primo, coltivare la sorpresa: ogni mattina, al risveglio, dite «Gesù, vieni incontro a me oggi». Secondo, vendere qualcosa: questa settimana, scegli un atteggiamento che sai non appartenere al Regno — una lamentela continua, una dipendenza dal digitale, un’indifferenza — e liberatene con un atto concreto d’amore. Terzo, acquistare il campo: partecipa a qualche servizio della parrocchia, visita un malato, ricomponi un rapporto spezzato; fai tuo il Regno con le opere.
Maria, Santa Maria delle Grazie, è la donna che ha trovato il tesoro, ha venduto i propri progetti e ha acquistato il campo della volontà di Dio con un «sia fatto». Che lei ci insegni a vivere questi tre verbi con la gioia di chi è stato trovato, venduto e acquistato dall’Amore che non delude. Amen.

Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!