Ti darò le chiavi del Regno dei cieli
Solennità degli apostoli San Pietro e San Paolo
Mt 16, 13-19
Oggi l’intera Chiesa si riveste di gioia nel celebrare la solennità degli apostoli San Pietro e San Paolo, colonne della nostra fede. In questo Santuario Francescano di Santa Maria delle Grazie, dove la Vergine ci accoglie come Madre, ascoltiamo il Vangelo di Matteo (16, 13-19) che illumina il mistero della missione petrina e paolina nel cuore dell’unica Chiesa di Cristo.
Il Signore chiede ai suoi: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?». E Simone, ispirato dal Padre, confessa: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Questa confessione non è frutto della carne né del sangue, ma dono del cielo. Su questa roccia di fede, Gesù pronuncia tre promesse che racchiudono il dinamismo della missione apostolica, e nelle quali risplendono tre verbi greci che definiscono l’identità della Chiesa.
«Oikodomḗso» — edificherò. «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Il verbo oikodoméosignifica costruire, erigere un edificio solido. Pietro è costituito fondamento visibile della comunità dei redenti. Ma questa edificazione non è un’opera meramente umana: è Cristo stesso che, per mezzo dello Spirito, va assemblando pietre vive. Pietro riceve la missione di essere segno di unità e custode della fede. Anche Paolo, sebbene non compaia in questo brano, diventa instancabile artefice dell’oikodomé di Dio, ponendo come unico fondamento Gesù Cristo (1 Cor 3,11). Nella vita della Chiesa, il ministero petrino e il carisma paolino si completano a vicenda: Pietro conferma nella verità, Paolo allarga i confini della missione. Entrambi ci insegnano che la Chiesa non è un nostro progetto, ma un’opera divina che richiede docilità e coraggio.
«Dosso» — darò. «Ti darò le chiavi del Regno dei cieli». Il verbo dídomi esprime dono gratuito, consegna fiduciosa. Le chiavi non sono un trofeo di potere, ma un servizio di autorità nell’amore. A Pietro viene affidato il potere di aprire le porte della salvezza, di discernere e di guidare il Popolo santo. Paolo sperimenterà quello stesso dono quando, abbattuto sulla via di Damasco, riceve la missione di essere «strumento eletto per portare il mio nome alle genti» (At 9,15). La Chiesa, fedele al dono ricevuto, non può tenere le chiavi per sé: è chiamata ad aprire, ad accogliere, a riconciliare. In questo Santuario mariano, sotto lo sguardo della Vergine delle Grazie, ricordiamo che Maria è la porta attraverso la quale Cristo è entrato nel mondo, e che Pietro e Paolo ci indicano come attraversare la Porta che è Gesù stesso.
«Désees» e «lýsees» — legherai e scioglierai. «Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato in cielo, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto in cielo».
I verbi déo (legare) e lýo (sciogliere) appartengono al linguaggio rabbinico e indicano l’autorità di interpretare la legge, di proibire e permettere, ma soprattutto di perdonare i peccati e liberare le coscienze. Questo potere, conferito in primo luogo a Pietro, si estende oggi a tutta la Chiesa nel sacramento della Riconciliazione e nel discernimento pastorale. Paolo, che si sentiva «il primo dei peccatori» (1 Tim 1,15), ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza di essere sciolto dalla misericordia per diventare ministro della riconciliazione. Il Papa, successore di Pietro, e ogni vescovo, in quanto successore degli apostoli, esercitano questo ministero di legare e sciogliere non secondo criteri umani, ma in fedeltà al Vangelo.
Fratelli e sorelle, la solennità di San Pietro e San Paolo ci interpella. La Chiesa non esiste per sé stessa, ma per edificare, donare e liberare. Pietro ci ricorda che l’unità e la verità sono doni che dobbiamo custodire con umiltà. Paolo ci spinge a uscire senza paura verso le periferie esistenziali, portando la luce di Cristo a coloro che ancora non lo conoscono. Entrambi hanno sigillato con il proprio sangue la testimonianza dell’amore più grande.
Possa l’intercessione di questi due apostoli, e la compagnia materna di Santa Maria delle Grazie, concederci di essere pietre vive nell’edificazione del Regno, servitori generosi delle chiavi della misericordia e testimoni audaci che sanno legare ciò che schiavizza e sciogliere ciò che guarisce. Così, la Chiesa continuerà ad essere, come nei primi secoli, casa di fede, speranza e carità.

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