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Quaresima, tempo per salire, contemplare e scendere

“SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA”

Carissimi, vi ricordo il cammino di questo tempo Quaresimale: iniziamo con due facce della stessa medaglia, ombra e luce. La domenica scorsa abbiamo letto l’ombra con le tentazioni, e in questa domenica leggiamo la luce con la Trasfigurazione di Gesù. Poi intraprenderemo un cammino battesimale con i racconti della Samaritana, del cieco nato e della risurrezione di Lazzaro. Attraverso questi, impareremo il significato del Mistero Pasquale di Gesù Cristo e accoglieremo i segni che esprimono la nostra immersione in questo mistero.

La chiesa in questa seconda Domenica di Quaresima ci porta sul monte della Trasfigurazione. Non è ovviamente a caso. Se la Quaresima è un itinerario di conversione e purificazione, la trasfigurazione ci ricorda la meta, la luce della Pasqua. Soffermiamoci su tre parole utili anche alla nostra vita spirituale: salire, contemplare e scendere.

  1. Salire: il Vangelo ci dice che Gesù prese con se Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò in disparte. Dunque i discepoli innanzitutto non salgono per iniziativa propria, sono condotti da Gesù. Prima dei nostri sforzi c’è sempre l’iniziativa di Dio. Così è la Quaresima, non è anzitutto uno sforzo ascetico, ma è la risposta a un invito. È lasciarsi prendere per mano da Dio che instancabilmente ci attira a sé. Prima di chiedere conversione, Dio dona la grazia di convertirsi. Prima dei nostri lodevoli impegni è ora di lasciarci prender per mano da Gesù, è ora di accogliere con cuore aperto e disponibili il suo amore in noi. E perché ciò accada, innanzitutto, abbiamo bisogno di salire con lui. Salire significa riscoprire la preghiera, senza contemplazione la conversione diventa volontarismo. Senza la grazia la fatica diventa insostenibile. La prima cosa importante in questo tempo di Quaresima è ricentrarci su Dio, cioè rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudine e le distrazioni di ogni giorno.
  1. Contemplare: sul monte Gesù fu trasfigurato, il suo volto brillò come il sole. Pietro, in preda dallo stupore, non sapendo che dire, disse: «Signore è bello per noi essere qui». Dio non è solo vero e giusto, è bello. In Gesù vediamo la bellezza dell’amore gratuito, dell’umiltà, della purezza, della fedeltà. La trasfigurazione è la festa della bellezza, ma non quella bellezza meramente estetica, la bellezza dell’amore vero. Non una bellezza apparente, ma la bellezza di Dio. Potremmo chiederci, ma è bello per noi stare con Gesù? La nostra vita dice che per noi è bello seguirlo? emerge dalle nostre parole, dai nostri gesti che siamo innamorati di lui? Che è bello per noi stare con lui? Se desideriamo che la nostra vita e quella degli altri si elevi, è necessario salire, contemplare, fare rinnovata esperienza di questo incontro elevato. Come accade a Pietro, Giacomo e Giovanni, anche noi possiamo essere testimoni di qualcosa che ci supera, e ciascuno di noi ha dei luoghi o degli eventi che lo aiutano in questa esperienza di Dio. Sono esperienze e spazi privilegiati in cui la fede si rinnova e si alimenta, momenti che diventano sorgenti di luce e di comunione. È importante che ciascuno di noi custodisca questi luoghi, queste esperienze dove incontra Cristo, dove cresce insieme agli altri.  A queste esperienze dobbiamo rimanere profondamente legati perché ravvivano la memoria dell’incontro con il Signore. Mentre Pietro parla, una voce, la del Padre, l’interrompe e dice: «questo è il figlio mio, l’amato, ascoltatelo». Il centro non è il vedere, ma l’ascoltare, non è l’emozione, ma l’obbedire. La Quaresima non è il tempo per cercare sensazioni religiose più forte, ma un tempo di grazia per lasciarsi trasformare dall’ascolto concreto della Parola di Dio. Anche Gesù ascolta e si lascia condurre dalle Scritture. Ecco noi abbiamo bisogno di lasciarci parlare da Dio, di riscoprire la preghiera prima che come parole rivolte a Dio, come Parola che Dio ci rivolge. L’ascolto è la vera trasfigurazione, quando il Vangelo entra nelle scelte concrete, nel modo di pensare, di parlare, di amare.
  1. Scendere: Pietro voleva fermare tutto, voleva fare tre tende, ma il monte non è la destinazione finale. Si scende e si scende verso Gerusalemme, verso la passione, verso la croce, verso il dono totale di sé. La trasfigurazione precede la croce, proprio per togliere lo scandalo della croce. In fondo quel Gesù luminoso e trasfigurato è lo stesso che sarà sfigurato nella passione. La trasfigurazione è un anticipo della Pasqua per non perdere la fede nel Venerdì Santo, è un anticipo di gloria per non smarrirsi nel buio. Questo evento, così come tanti eventi di grazia di cui Dio dissemina la nostra vita, sono consolazioni che ci aiutano ad attraversare le tribolazioni. Questo ci dice che la vita spirituale non è evasione della realtà ma immersione nella realtà uniti a Dio. Non c’è niente di più reale che incontrare Dio nella vita quotidiana. La gioia nasce dell’unione con Dio anche in mezzo alle prove. Dunque, salire in alto per contemplare, non vuol dire fuggire la quotidianità o estraniarsi dalle proprie responsabilità, ma riempirsi di Dio per camminare con gli altri uniti a lui. A tal proposito, come dice Madeleine Delbrêl «Gesù incontrerà ciascuno di quelli che entreranno nella mia casa, ciascuno di quelli che incrocerò per la strada, altri ricchi come quelli del suo tempo, altri poveri, altri eruditi e altri ignoranti, altri bimbi e altri vegliardi, altri santi e altri peccatori, altri sani e altri infermi. Tutti saranno quelli che egli è venuto a cercare, ciascuno colui che è venuto a salvare. A coloro che mi parleranno, egli avrà qualcosa da dire. A coloro che verranno meno, egli avrà qualcosa da dare. Ciascuno esisterà per lui come se fosse il solo»

In conclusione, ecco tre movimenti dello Spirito, indispensabili per vivere bene la quaresima e la nostra vita cristiana. Salire, contemplare, scendere. Salire senza scendere sarebbe fuga. Scendere senza aver contemplato ci porterebbe ad un attivismo sterile. Il cristiano no resta sul Tabor, ma nemmeno cammina al buoi. Cammina verso Gerusalemme con negli occhi il volto trasfigurato di Gesù e nel cuore una certezza, che l’ultima parola non ce l’ha mai la croce, ma sempre la risurrezione.

26/02/2026
Tags: quaresima
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