Pecore senza pastore
«Pecore senza pastore»
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDIANARIO
Cari fratelli e sorelle del santuario francescano:
Il Vangelo di oggi (Mt 9,36–10,8) ci offre un’immagine che non possiamo ignorare: Gesù vede la folla e sente che qualcosa gli si spezza dentro. Non guarda statistiche né analizza comportamenti; vede volti stanchi, abbattuti, come pecore senza pastore. E da quello sguardo scaturisce tutto. Oggi vorrei soffermarmi con voi su tre verbi che, dal greco originale, ci regalano la profondità di questo brano e ci interpellano come famiglia francescana.
- Σπλαγχνίζομαι (Splagchnízomai) – “Commuoversi fino alle viscere”
Il testo dice che Gesù “ne ebbe compassione”. Ma il verbo è molto più forte: splagchnízomai significa che le sue viscere, il grembo della misericordia, si sono scosse. Non è una pietà superficiale, è un amore che fa male fisicamente di fronte alla sofferenza altrui. Francesco d’Assisi conobbe questo verbo sulla propria pelle quando abbracciò il lebbroso. Oggi, nel nostro santuario, ci viene chiesto di recuperare quello sguardo viscerale: vediamo coloro che arrivano con l’anima spezzata, o passiamo oltre? La compassione viscerale è il primo passo di ogni missione cristiana.
- Ἀποστέλλω (Apostéllo) – “Inviare con autorità”
Gesù non si ferma al sentimento. Chiama i Dodici, dà loro potere sull’impuro e li apostéllō: li invia. Questo verbo significa essere lanciati con un incarico, non andare per conto proprio. Il discepolo non si autoinvia; è risposta a un invio. E la destinazione è concreta: «alle pecore smarrite di Israele». Per noi, francescani e laici di questo santuario, l’invio è verso le periferie che sono già alla nostra porta: chi non sa perdonare se stesso, chi porta un senso di colpa segreto, il giovane senza orizzonti. Non abbiamo bisogno di grandi strategie, ma di piedi disposti a essere «apostelló».
- Δωρεάν (Doreán) – «Dare gratuitamente»
Gesù conclude: «Ciò che avete ricevuto gratuitamente, datelo gratuitamente». La parola doreán è un avverbio che significa «senza pagamento, come dono». La guarigione, la pace, la Parola non si vendono né si amministrano con calcolo. Si ricevono come dono e così si donano. Questo è profondamente francescano: vivere la minorità che non possiede nulla affinché tutto sia dono. In un mondo che tutto valuta, la Chiesa è chiamata ad essere segno di gratuità. Il nostro santuario deve essere casa di doreán: dove l’abbraccio di Dio non ha prezzo.
Fratelli, che questi tre verbi ci abitino: viscere che si commuovono (splagchnízomai), piedi che sono inviati (apostéllō) e mani che danno gratuitamente (doreán). Così saremo, come Francesco, riflesso del Buon Pastore che non abbandona mai le sue pecore. Amen.

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