LA PROMESSA DELLA LUCE
LA PROMESSA DELLA LUCE
XII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO
Cari fratelli e sorelle, pace e bene.
Il Vangelo di questa domenica (Mt 10,26-33) ci spoglia l’anima. Gesù si rivolge ai suoi, e anche a noi, con parole che recidono la radice della paura. Sento che queste parole risuonano con particolare forza sotto il manto della Vergine. Lei, la piena di grazia, è la donna del silenzio orante e della fiducia incrollabile. Per addentrarci in questo brano, vorrei soffermarmi su tre verbi dell’originale greco. Tre lampade che illuminano il nostro cammino di discepoli.
I. Ἀποκαλυφθήσεται – La promessa della luce
«Non temete, perché non c’è nulla di nascosto che non venga alla luce, né nulla di segreto che non venga a sapersi». Quel «venga alla luce» traduce il verbo <u>ἀποκαλυφθήσεται</u> (apokalyphthēsetai): «sarà rivelato», «il velo sarà tolto». È un futuro carico di tenerezza. Dio non svela per umiliare, ma per guarire. Quante volte sentiamo che la verità è sepolta, che le nostre lotte interiori sono un fallimento nascosto, che il male imperversa impunemente. Gesù ci dice: non temete, perché il Padre è il Signore della rivelazione. Ciò che oggi sembra oscurità, un giorno sarà inondato dalla luce. Questa certezza non è una minaccia, ma un immenso conforto. Significa che nessuna lacrima versata in segreto rimarrà senza essere raccolta. Maria, in questo santuario delle Grazie, ci insegna ad attendere quella rivelazione. Ella custodiva tutto nel suo cuore e vide come il mistero del Verbo si manifestava dalla mangiatoia fino al mattino di Pasqua.
II. Φοβεῖσθε – Il timore che ci salva
«Non temete coloro che uccidono il corpo… Temete piuttosto colui che può distruggere anima e corpo nella Geenna». L’imperativo φοβεῖσθε (phobeisthe) ci lascia perplessi. Gesù ci comanda di temere? Sì, ma non una paura servile, bensì un timore filiale, un brivido d’amore. È il santo timore di chi sa di essere nelle mani di un Padre che conta persino i capelli del nostro capo. Subito dopo, Gesù parla degli uccellini che si vendono per poche monete. Quel Dio vicino non vuole schiavi terrorizzati, ma figli che lo venerino con fiducia. Chi teme Dio con questo timore, non ha più bisogno di temere gli uomini. Ha posto la propria vita sulla roccia salda della Provvidenza. San Francesco ci ha insegnato a lodare Dio per tutto il creato, ma anche ad avere quel santo timore che ci rende piccoli e umili davanti all’Altissimo. Maria, nell’Annunciazione, provò quel brivido: «L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato all’umiliazione della sua serva». Il suo timore non era paura, era un turbamento che la rese docile allo Spirito.
III. Ὁμολογήσει – La confessione che ci unisce a Cristo
«Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli». Il verbo ὁμολογήσει (homologēsei) significa «confesserà», «si schiererà dalla parte di». Non è un semplice assenso silenzioso; è un atto pubblico, un’adesione del cuore che si traduce in parole e opere. Confessare Cristo significa dire con la propria vita: «Tu sei il mio Signore». E la promessa è sconvolgente: Gesù stesso ci «confesserà» davanti al Padre. Egli ci riconoscerà come suoi.
È la più grande dignità che possiamo raggiungere. Maria ha compiuto la confessione suprema: «Ecco la serva del Signore; si compia in me secondo la tua parola». Con quel «sì» ha confessato Dio davanti all’angelo e davanti a tutta l’umanità. In questo Santuario, ogni Eucaristia è una confessione pubblica che Cristo è risorto e che noi gli apparteniamo.
Sintesi conclusiva: tre verbi, un unico cammino
Fratelli, questi tre verbi ἀποκαλυφθήσεται, φοβεῖσθε, ὁμολογήσει— non sono tappe isolate, ma un unico movimento dello Spirito in noi. La rivelazione accende la luce della verità: Dio toglierà il velo e ci mostrerà il suo volto di Padre. Quella luce risveglia il santo timore, che non è paura ma abbandono fiducioso in Colui che ha cura di noi. E quel timore filiale sfocia nella confessione: la vita diventa testimonianza gioiosa, perché chi ci riconoscerà davanti agli uomini, Cristo stesso ci riconoscerà davanti al Padre. Sotto lo sguardo di Santa Maria delle Grazie, chiediamo di vivere questi tre verbi. Che lei, la prima rivelata, colei che tremò di santo amore e che confessò con tutta la sua vita, ci insegni ad essere, come lei, portatori della luce che non si spegne. Amen.

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