“Ecco l’Agnello di Dio”
Il Vangelo di questa domenica ci racconta la prima rivelazione che Giovanni, il testimone, fece su Gesù ai suoi discepoli e alla folla che lo seguiva.
- «Ecco l’Agnello di Dio»
Il testo inizia con questa annotazione del narratore: il giorno dopo, vide Gesù venire verso di lui e disse: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». Ci troviamo di fronte a un annuncio ricco di connotazioni.
- Agnello: un’immagine inaspettata di Dio, una rivoluzione completa, perché Egli non è il Dio che esige sacrifici ma il Dio che sacrifica sé stesso, e così sarà in tutto il Vangelo, un Dio che si presenta in mezzo a noi nel suo Figlio con tutta la mitezza, un Dio che dona più di quanto chiede. Infatti, dire “Agnello di Dio” significa che Dio Padre è il suo pastore. Questo è importante: non si può pascere gli altri se non si sa essere pecore, se non ci si lascia condurre, se non ci si lascia accompagnare o guidare da un altro. Per essere un buon pastore, bisogna prima essere una buona pecora.
- Agnello e servo: il termine “agnello” è correlato nella Bibbia al termine “servo”. Lo comprendiamo: sebbene “servo” e “agnello” non siano lo stesso termine in greco, il loro significato coincide. Secondo il profeta Isaia, il servo del Signore porta il peccato del mondo e, nel quarto Cantico, è rappresentato come un agnello condotto al macello (Isaia 53:7). Pertanto, la proclamazione di Giovanni afferma che Gesù è il servo di Dio predetto nei Cantici di Isaia e, in quanto tale, è l’agnello del sacrificio pasquale, attraverso l’espiazione dei peccati che porterà la salvezza al mondo intero.
- Toglie il peccato del mondo: il peccato al singolare, non le mille azioni sbagliate con cui continuamente laceriamo il tessuto del mondo e ne sfioriamo la bellezza. Questo peccato al singolare indica che è il peccato profondo, la radice malata che contamina ogni cosa, quella radice di ogni male che è la mancanza di amore e il voltare le spalle a Dio.
- Che «toglie il peccato del mondo»: il verbo è al presente, non al futuro come speranza, non al passato come evento compiuto e concluso, ma ora. L’annuncio è bellissimo: ecco Colui che, continuamente, instancabilmente, inesorabilmente, rimuove – se lo accogli nel tuo cuore – tutte le ombre che invecchiano il cuore e causano sofferenza a te e agli altri.
- Il cammino di fede di Giovanni:
Giovanni conferma la validità di quanto detto con un segno dal cielo, di cui egli stesso fu testimone con i propri occhi nella scena del battesimo nel Giordano; raccontando la sua esperienza con Gesù, fornisce le linee guida per ciò che costituisce una vera testimonianza:
- Il passo da dietro a avanti: Giovanni riconosce Gesù come il preesistente. Gesù non è un uomo divenuto divino; è sempre esistito con Dio. Giovanni lo afferma chiaramente: «Egli era prima di me, esisteva prima di me, era già».
- Il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza: due volte Giovanni dice: “Non lo conoscevo”, ma ora, pur non conoscendolo, lo conosco, lo riconosco; egli è veramente il servo e l’Agnello di Dio, anzi, è il Figlio di Dio.
- Il passaggio dalla conoscenza personale alla manifestazione a tutto il popolo d’Israele: Nel preciso momento in cui Gesù fu immerso nelle acque del Giordano, Giovanni vide lo Spirito Santo discendere, fermarsi e dimorare su Gesù. Giovanni lo ha visto e testimonia che Gesù è è veramente l’eletto di Dio.
- Vedere e testimoniare:
Sono due verbi di profondo significato nel Vangelo di Giovanni. È così che Giovanni ha adempiuto al suo dovere di testimoniare Gesù. Il modo concreto in cui ha rivelato l’identità di Gesù ai suoi discepoli e alle folle è straordinario.
- Compito:
È opportuno riflettere sul cammino di fede di Giovanni. Ci troviamo a guardare in uno specchio, che riflette il nostro cammino di fede e la nostra missione nel mondo.

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