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«La scelta definitiva: ammiratore o discepolo?»

 Domenica delle Palme

Mt 26,14 – 27,66 

Fratelli e sorelle in Cristo:

Oggi, con le palme nelle mani e l’attesa nei cuori, iniziamo la Settimana Santa. La Liturgia ci presenta la Passione del Signore secondo San Matteo, un racconto che non è solo una narrazione, ma uno specchio in cui tutti siamo chiamati a riconoscerci. In esso, Gesù avanza con decisione verso la Croce, mentre molti lo seguono… ma non tutti allo stesso modo.

Fissiamo lo sguardo sulle folle che acclamano Gesù al suo ingresso a Gerusalemme. “Gridano”: «Osanna al Figlio di Davide!». “Stendono” i loro mantelli, “tagliano” rami d’ulivo, “celebrano” il suo arrivo. Ma pochi giorni dopo, molti di loro “grideranno”: «Crocifiggilo!». Cosa è successo? La fede che “nasce” dall’emozione, dall’entusiasmo momentaneo, dallo straordinario, se non “approfondisce” le sue radici, “muore” alla prima prova. Questi sono gli ammiratori: coloro che “vogliono” un Messia su misura per loro, che “applaudono” i miracoli ma “fuggono” dalla Croce.

Di fronte a loro ci sono i discepoli. O, almeno, coloro che cercano di esserlo, con le loro fragilità e contraddizioni. Pietro, che “promette” di non abbandonare mai il Signore, ma che poi “nega” di conoscerlo per paura. Gli apostoli che “dormono” nel Giardino degli Ulivi mentre Gesù “sudava” sangue. Giuda, che “tradisce” con un bacio… Tutti loro “falliscono”, ma la loro storia non finisce lì. La differenza tra l’ammiratore e il discepolo non sta nel non cadere, ma nel “permettere” che la misericordia di Gesù li “sollevi”.

Gesù, nel frattempo, “cammina” da solo. “Accetta” il tradimento, “soffre” la solitudine, “abbraccia” la Croce. Non “cerca” applausi, ma conversione. Non “vuole” ammirazione, ma dedizione. La sua regalità non si “impone”, ma si “offre”. E in questo contrasto così radicale, ci “interpella” direttamente: che tipo di seguaci siamo? Ci “accontentiamo” di applaudire da lontano, di vivere una fede comoda, fatta di riti vuoti ed emozioni passeggere? Oppure “decidiamo” di seguirlo fino alle ultime conseguenze, anche se ciò “implica” portare la nostra croce?

Fratelli, la Settimana Santa che iniziamo oggi è un momento privilegiato per “scegliere” da quale parte vogliamo stare. Non si tratta solo di “partecipare” alle celebrazioni, ma di “permettere” che il Mistero Pasquale “trasformi” le nostre vite. A tal fine, vi propongo tre atteggiamenti concreti per vivere questi giorni

  1. “Silenzio che ascolta”. In mezzo al rumore della folla, Gesù “tiene” il silenzio davanti a Pilato. Anche noi siamo invitati a “fare” spazio al silenzio interiore. “Spegnere” le distrazioni, “allontanarci” dalla superficialità e “ascoltare” la voce di Dio che ci parla nel profondo del cuore.
  2. “Compassione che accompagna”. Maria, Giovanni, le donne sante… loro non “capivano” tutto, ma “rimasero” ai piedi della Croce. Non “fuggirono”. In questa settimana, “accompagnamo” Gesù stando vicini a chi soffre, “visitando” gli ammalati, “tendendo” la mano a chi è solo.
  3. “L’umiltà che serve”. Gesù “si inginocchia” per lavare i piedi dei suoi discepoli. Ci “insegna” che il vero amore non “cerca” di essere servito, ma di servire. “Accogliamo” questo gesto come un invito a “lavare” i piedi simbolici dei nostri fratelli: perdonando, comprendendo, aiutando senza aspettarci nulla in cambio.

Cari fratelli, le palme che oggi “agitiamo” possono “rimanere” un gesto vuoto… oppure possono “diventare” un simbolo di donazione. Gesù non “ha bisogno” di ammiratori che lo “applaudano” e poi lo “dimentichino”. “Vuole” discepoli che lo “seguano” fino alla Croce, perché sanno che solo attraversandola si “raggiunge” la Resurrezione.

Che questa Settimana Santa non sia solo un ricordo, ma un’opportunità per lasciarci amare da Lui, per lasciarci salvare da Lui. Che partecipando alle sue sofferenze, comprendiamo anche la profondità del suo amore. E che domenica prossima, quando canteremo «Alleluia!», lo facciamo non come semplici ammiratori, ma come autentici discepoli risorti con Cristo.

27/03/2026
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