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Il cammino del cieco dalla nascita

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA

Il racconto ci presenta inizialmente un uomo cieco dalla nascita, così povero da avere solo sé stesso, e Gesù si ferma solo per lui. Potremmo rileggere il capitolo 9 del Vangelo di San Giovanni osservando le tre domande su cui si basa il racconto.

  1. La prima domanda viene posta dai discepoli quando, entrando nel tempio, incontrano questo mendicante alla porta: perché quest’uomo è cieco? Chi ha peccato, lui o i suoi genitori? Gesù ci allontana immediatamente dall’idea che il peccato sia la spiegazione del male, come in realtà fanno praticamente tutte le religioni. La Bibbia non dà risposte sul perché del male, soprattutto se innocente. Si cerca invano, nemmeno Gesù lo spiega. Fa piuttosto un’altra cosa: ci libera dal male, si commuove, si piega davanti al malato, gli si avvicina, lo tocca, lo abbraccia, lo solleva. Il dolore, più che dare spiegazioni, chiede di essere condiviso, di essere risignificato, di trovare una logica, di compiere un viaggio attraverso il dolore verso la luce, affinché diventi un dolore non di morte, ma di nascita alla vita. Cosa fa Gesù? Gesù raccoglie un petalo di fango nel palmo delle sue mani e lo spalma sulle palpebre del cieco. Lo manda alla piscina di Siloe e questi torna vedente. Un uomo finalmente nato. Nella nostra lingua, nascere si dice “dare alla luce” e Gesù “dà alla luce” la vera vita, la vita piena. Nel libro della Genesi, Dio crea ordinando, ordinando gli abissi informi e oscuri con una prima parola “sia la luce”, e Gesù è la luce del mondo, luce creatrice. Un uomo cieco dalla nascita è finalmente nato alla vita, alla luce.
  1. Il figlio rosso della storia è in una seconda domanda, urgente, ripetuta 7 volte, con diverse modalità, ma è la stessa domanda: come ti si sono aperti gli occhi? Tutti vogliono sapere come, come si fa, come si fa a impossessarsi del segreto degli occhi nuovi e migliori, tutti sentono di avere gli occhi incompleti. Lo sappiamo! Basta una lacrima e non riesci più a vedere. Un problema, e si perde la bussola, l’orizzonte, sono scomparsi i punti cardinali e le strade. Di fronte alla gioia dell’uomo nato che vede per la prima volta. Colui che era cieco, ora è in grado di raggiungere la fonte della sua luce, lo fa attraverso la fede. La fede è una luce. Prima era passato attraverso l’acqua, ma ora arriva l’illuminazione, la luce, ciò che ti dà la nascita. Così, passo dopo passo, quest’uomo giunge alla fede attraverso sette scene progressive e ascendenti. Gli chiedono sempre chi e come gli ha dato la vista, ma nemmeno lui lo sapeva. Ma la domanda lo ha portato ad aprire gli occhi, a trovare la risposta e quando è Gesù stesso che glielo chiede nella scena finale, lui risponde: «Credo, Signore» e si prostra davanti a Gesù.
  2. La terza domanda è implicita nella riflessione finale di Gesù. Coloro che credono di vedere rimangono ciechi. Gesù opera un discernimento, un giudizio che distingue la verità dalla menzogna, un giudizio che porta alla luce la verità del cuore. I maestri che credevano di sapere tanto su Dio in teoria, che credevano di essere pieni della luce della conoscenza, avevano davanti agli occhi lo stesso Dio di cui parlavano e non furono capaci di riconoscerlo, ma lo respinsero. I farisei non vedono con gli occhi illuminati del cieco, ma si credono veggenti e vedono solo una norma che è stata violata, questo è ciò che conta per loro. È come se dicessero: «Il sabato Dio ti vuole cieco», ma ovviamente non è così. Ma che tipo di religione è quella che non guarda al bene della persona, ma parla solo di sé stessa e a sé stessa? «Una fede che non si preoccupa dell’umano non merita che le dedichiamo il nostro tempo».

Le tre domande che emergono da questo racconto aprono nuove porte:

  • Chi è colui che ha peccato? Alla fine ci porta a vedere come si manifesta la gloria di Dio, non nell’indagare ma nella guarigione. Apre una strada che conduce alle acque di Siloe dove si aprono gli occhi.
  • La seconda porta, attraverso gli attributi di Gesù che si ripetono man mano che interrogano il cieco guarito, a scoprire chi è la fonte della luce, la sua identità: uomo, profeta, Messia e, infine, il Signore.
  • La terza domanda è aperta: sono uno di quelli che credono di vedere ma in realtà non vedono? Sono come quei farisei? Beh, spetta a ciascuno di noi dare personalmente la risposta. C’è una tristezza infinita alla fine di questa storia: i farisei mettono Dio contro l’uomo, li contrappongono, e questo è il peggior dramma che possa capitare alla nostra fede.

In questo dramma ci rendiamo conto che si può diventare credenti senza essere buoni. Religiosi sì, ma duri di cuore. È facile, ma è mortale. La gloria di Dio non è il sabato osservato, ma un mendicante che si rialza, che torna alla vita piena, che finalmente nasce alla luce; un uomo, finalmente, promosso a persona e il suo sguardo illumina il mondo, dà a Dio molta più gioia di tutti i comandamenti fedelmente osservati. Come un cieco che rinasce, che viene dato alla luce nelle acque e che apre gli occhi alla luce della fede, anche noi torniamo ad avere occhi di figli amati, occhi aperti, occhi meravigliati, sorpresi, occhi grati e fiduciosi, occhi speranzosi, occhi, insomma, unti dal cielo.

Signore, metti luce nei miei pensieri, metti luce nelle mie parole, luce nel mio cuore,

12/03/2026
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