“Se tu conoscessi il dono di Dio”
TERZA DOMENICA DI QUARESIMA
In questa terza Domenica di Quaresima abbiamo il bellissimo incontro fra Gesù e la Samaritana che ci offre la possibilità meravigliosa di fare un viaggio nel nostro cuore. Ci accompagneranno te immagini: la sete, i mariti sbagliati, lo sposo vero.
Anzitutto abbiamo l’incontro tra due assetati. È mezzogiorno, Gesù giunge stanco del viaggio preso il pozzo di Sicar e chiede a una Samaritana appena giunta: «Donna, dammi da bere», subito dopo veniamo a sapere che Gesù ha in realtà una sete più profonda. Dice infatti alla donna: «se tu conoscessi il dono di Dio, e che ti dice: “Dammi da bere”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gesù desidera che lei sappia che c’è un dono di Dio per lei e Gesù desidera potere dare pienezza alla sua vita. Carissimi, Dio desidera donarsi a noi, Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui. Il Catechismo della Chiesa ci dice che la preghiera è l’incontro della sua sete di noi e della nostra sete di lui. Noi a volte pensiamo che Dio venga a togliere o anzitutto a chiedere. Egli invece viene per dare, per dare senso e pienezza alla nostra vita e anche se a volte chiede qualcosa è solo per darci molto di più.
Dall’altra parte, abbiamo la sete della Samaritana, venuta ad attingere acqua dal Pozzo, anche lei reca in sé una sete più profonda alla quale ancora non ha trovato risposta. Gesù le dice: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». C’è una sete profonda dentro di noi, siamo assetati d’amore, abbiamo una sete che nessun’acqua del Pozzo, cioè che nessuna cosa creata può saziare. Tutte le cose del mondo messe insieme, non possono saziare il tuo cuore perché è fatto dall’infinito e per l’infinito e solo un amore infinito può colmarlo. È quell’acqua zampillante di cui parla Gesù, simbolo dello Spirito Santo, dell’amore di Dio che si effonde nel cuore di chi crede e che diventa sorgente interiore di gioia capace di sostenerci anche nei momenti più difficili.
Ora la donna non ha capito di quale acqua stia parlando Gesù, ma sta al gioco e dice: «Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Gesù per condurla in profondità le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». La donna gli risponde: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Vedete, Gesù fa emergere la verità di questa donna, il fallimento delle sue aspettative, per poterle regalare la felicità vera. Lei ha cercato quest’amore pieno, stabile, fedele, duraturo, ma non lo ha trovato, nessun amore umano ha potuto saziare il suo cuore. Noi vogliamo chiederci: ma cosa possono rappresentare questi mariti per la nostra vita? E qui, passiamo al nostro secondo punto.
I mariti sbagliati: questa Samaritana ha avuto cinque mariti, in Samaria vi erano cinque templi, su cinque colli, dedicati a cinque divinità diverse, tra l’altro, in ebraico, in termine che traduciamo con marito significa anche signore. Quindi questi cinque mariti, possono simboleggiare le divinità, gli idoli della nostra vita. Tutte quelle cose che assolutizziamo, rendendo loro vita, felicità, tutte quelle cose dalle quali facciamo dipendere il nostro valore, ma che alla fine ci lasciano sempre delusi. Ma quali possono essere questi falsi mariti?
Alcuni Padri della Chiesa hanno identificato questi cinque mariti più uno in corso: cibo, sesso, sapere, arte, angoscia e legge. Vediamoli brevemente, lasciandoci scandagliare il cuore:
- Il primo marito fasullo è il cibo, diventa tale quando si chiede al cibo di riempire i propri vuoti, da elemento necessario alla nutrizione e soprattutto da strumento di comunione, il cibo diventa un tappabuchi o un piacere irrinunciabile ma potremmo allargare il cerchio, il cibo in fondo può rappresentare tutti quei beni che prendi, che possiedi pensando che possano garantirti la vita, ad esempio i soldi. Allargando ancora, se il cibo è ciò che prendo per saziare i miei vuoti, in fondo, può rappresentare tutto ciò che io uso per riempire, ad esempio, io posso stare con una persona o vivere un’amicizia per riempire una mia solitudine. Posso fare un servizio in Chiesa per sentirmi importante, cioè uso quelle persone e quelle cose per riempire me stesso.
- Il secondo marito fasullo è il sesso, inteso come esercizio della sessualità per mero piacere. Dunque sganciata dalla verità dell’amore, ad esempio, da una relazione all’altra oppure vivendolo solo come un attimo, per sentirsi amati da qualcuno, anziché riempire il vuoto, lo si aumenta. Senza una dinamica di amore vero, ti lascia sempre più solo. Anche qui potremmo allargare a tutte quelle relazioni vissute in maniera carnale, egoistica, per ricevere gratificazione degli altri o esercitare in qualche modo potere sugli altri, per tenerseli vicino e prendere così ciò che no si riesce ad ottenere con una relazione sana.
- Il terzo falso marito è il sapere, come rispondo alla mia sete di vita possedendo nozioni. L’inganno è se vuoi essere più sicuro, più autonomo, devi sapere, più sai, meno hai bisogno di Dio e degli altri, soprattutto puoi tenere tutto sotto controllo. C’è gente che ha pianificato la propria vita e quella altrui per i prossimi anni. Questo rischio può toccare anche la nostra vita spirituale, ridurre la nostra relazione con Dio a delle tecniche da conoscere o a delle pratiche da attuare o pensiamo anche alla pastorale, tutto pianificato nei minimi dettagli e lo Spirito Santo, dove trova spazio?
- Il quarto marito fasullo può essere l’arte, qui per arte intendiamo l’arte del fare, il realizzare, ad esempio, il rischio di vivere per lavorare o non lavorare per poter vivere. Quindi il centro dei miei pensieri delle mie energie diventa il lavoro con il rischio di sacrificare gli affetti e le cose più importanti. Ma per arte potremmo anche pensare a quelle cose che piacciono e che alienano dalla realtà. Oggi ad esempio, potremmo pensare ai cellulari, dai quali magari ci lasciamo rubare tanto, anzi troppo tempo ed energie importanti.
- Un quinto marito fasullo può essere l’angoscia, quel vivere in uno stato di tristezza, di vittimismo latente che in fondo può fare comodo perché ti da un ruolo, quello della vittima e ti da un alibi per non agire, deresponsabilizzandoti. Facciamo attenzione a quel lamento che diventa stile di vita e che imprigiona la vita.
- In fine c’è un sesto marito, quello attuale: in Samaria c’era un sesto colle, il Garizim, sul quale i Samaritani avevano eretto un loro tempio scismatico a Dio, e avevano una loro tradizione religiosa, credevano solo nei primi cinque libri della legge di Mosè, il Pentateuco del nostro Antico Testamento. Dunque potremmo vedere nel sesto marito fasullo la legge. Chiedere vita a una legge che non può darla. Questa donna viveva una legge che non le dava felicità, qui potremmo vedere tante cose per noi, ad esempio, chiedere a religiosità varie o peggio a superstizioni di risolverci la vita, oppure pensare che la vita si risolva a suon di regole. Certamente, le buone regole ci vogliono ma servono a custodire l’amore. Il rischio per noi cristiani è ridurre anche la nostra vita spirituale a delle fredde regole da osservare, ma la gioia non c’è perché manca la relazione personale con Gesù, ed è proprio questo ciò cui Gesù vuol condurre questa donna e con lei tutti noi.
Ecco allora l’ultimo salto, il più profondo che culmina nell’incontro con lo sposo vero. La donna chiede a Gesù, dov’è che si adora Dio? Gesù dopo aver rivelato a questa donna la meravigliosa possibilità di adorare il Padre in Spirito e Verità, si rivela a lei, desiderosa di conoscere il Messia: «Sono io, che parlo con te». Con quel “Io sono” potentissimo che richiama il nome del Dio dell’Antico Testamento. Ecco chi è Dio, questa pienezza d’amore che parla a te, proprio come parlò alla Samaritana. E questa donna, sentendo vibrare le corde del suo cuore, corre ad annunciare Gesù ai Samaritani, addirittura, lascia lì la brocca perché ha trovato qualcosa di più grande, ha trovato colui che la ama veramente. L’unico vero sposo della nostra anima, il solo capace di infondere gioia e dare pienezza alla nostra vita, il Signore Gesù.
Cari fratelli e sorelle, che il Signore ci doni di fare i conti con la sete profonda del nostro cuore, di liberarci da tutti i nostri falsi idoli e di deciderci per Lui. E allora come ha detto bene il Cardinale Comastri «non avremo più sete perché Dio non è una goccia di gioia ma l’oceano infinito della gioia. La gioia abita in Dio e solo lui può donarla».

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